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3 GIORNI POKER IN TV


1 TERMINE AL GIORNO

Position
Posizione, ossia il turno in cui deve parlare un giocatore al tavolo di poker. Il vantag¬gio che deriva dal parlare dopo gli avversa¬ri, risiede nelle informazioni che possiamo trarre in termini di puntate e di mimica (vedi tell). In senso lato, il vantaggio di posizione dà la possibilità di giocare in maniera più aperta, ossia anche con carte medie ove gli avversari non abbiamo mostrato particolare forza o aggressività.

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TOP PLAYERS IN ACTION

CHRIS FERGUSON
Chris-Ferguson

Chris non ricorda quando ha cominciato a giocare a carte, ma ama raccontare che la sua carriera di giocatore di poker è cominciata a dieci anni, quando perse in una mano di 5 draw 35 centesimi di dollaro. Da quel momento Chris giurò a se stesso di non fare più errori al tavolo da poker. Alle superiori Ferguson manteneva, nelle serate con amici, una vincita oraria di 2$. Presto avrebbe poi organizzato il suo primo viaggio a Las Vegas dove però, come tutti i pro da giovani, si sarebbe scottato confrontandosi con un livello di gioco ben al di sopra delle sue aspettative. Questo fu l’unico week end negativo dei successi 22 viaggi fatti in Nevada. Il suo interesse verso il poker, forse anche a causa della scoppola presa alla mecca, venne meno fino a quando nel 1989 scopri il una ret...

3 errori comuni nel Limit Texas Hold' em

di Paolo Antonini

Vediamo 3 degli errori comuni più commessi al giorno de Poker Limit Texas Hold' em

Entrare in gioco con carte poco profittevoli

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Sebbene la letteratura pokeristica fornisca informazioni dettagliate su come giocare le due carte iniziali, solo un numero molto basso di giocatori riesce ad avere la disciplina e la pazienza necessarie a impostare un atteggiamento "chiuso" nel giro di puntate che precede il flop.

La cosa curiosa è che quasi tutti i giocatori conoscono bene l'enorme vantaggio di entrare in gioco con carte mediamente superiori a quelle dei propri avversari, eppure, anche pokeristi dotati di considerevole esperienza al tavolo, sembrano mostrare una repulsione fisica al fold anche quando hanno a che fare con due carte oggettivamente brutte. Le ragioni che spingono a commettere questo tipo di errore sono di natura psicologica e sicuramente non derivano dal fatto che qualcuno al tavolo possa ritenere deve te una mano come 9-3 offsuited per lampante ignoranza.
Alcune ragioni sono comuni a tutti gli individui, altre presentano sfumature individuali. Se non si mettono in luce queste cause attraverso una graduale e profonda autoanalisi, gli sfoi per un gioco chiuso preflop saranno esponenzialmente amplificati e, anche se efficaci, daranno risultati temporanei e di difficoltosa replica, anche conoscendo a memoria i consigli forti delle tabelle disponibili in letteratura. Imparare a controllare propria disciplina all'inizio della mano è un aspetto irrinunciabile per un gioco solido, affidabile e vincente.

Passare e non essere più interessati alla mano in corso

I buoni giocatori costruiscono la mano in modo da non lasciare mai all'avversario la possibilità di effettuare mosse ovvie e immediate e, quando lo fanno, stanno spesso progettando l'attuazione di una manovra subdola e sofisticata.

Prendere delle decisioni contro tali giocatori richiede la massima conoscenza possibile della loro personalità, del loro stile di gioco, del loro modo di procedere nei confronti di eventuali giocatori deboli al tavolo o del loro comportamento nelle mani giocate in precedenza. Una verità indiscutibile che caratterizza i nostri avversari è che essi tendono a essere "uniformi" nello stile di gioco comunicato. Quando dico uniformi mi riferisco all'incapacità di qualunque individuo di cambiare la propria personalità nell'arco di una partita (un giocatore può variare il gioco nel corso della serata, ma sempre rimanendo chiuso in ciò che la sua indole e temperamento impongono). Questo fatto apparentemente banale sta alla base della possibilità di effettuare "letture" al tavolo. Non esisterebbero i teli se un giocatore con la personalità di Ivey potesse assumere istantaneamente quella di Lederer. Il momento migliore per indagare sulle vicende altrui inizia proprio nel momento in cui rinunciamo a proseguire nella mano: quando facciamo fold.

L'individuo, oggetto del nostro studio, non ci mette più pressione. In quel momento non siamo più il suo bersaglio e la sua concentrazione è rivolta a piatto e avversari attuali. Potrebbe agire per ingannare anche noi, certo, ma è bene che le sue energie si spostino altrove affinché il suo profitto venga massimizzato: il nostro avversario guadagna di più non focalizzando la sua attenzione su di noi. Egli, aumentando le sue possibilità di vittoria dell'attuale piatto, ci consente di studiarlo meglio, permettendoci di avere poi su di lui una forza amplificata. Paradossale.

Essere costretti a lasciare un nemico per tenerne stretto un altro. Impariamo ad approfittarne.
Il nostro gioco inizia lì; le osservazioni fatte sull'avversario in quei secondi devono assumere una forma più definita. Nelle mani a venire saremo noi le sue vittime sperate, e le nostre chip il suo obiettivo strategico. Non distraiamoci quindi, quando siamo fuori da una mano. Abituiamoci dall'esterno" a osservare con passione ciò che succede al tavolo. Spesso i nostri guadagni derivano dall'aver avuto la "sfortuna" di non giocare una mano per intere giornate.

Cercare di tornare pari quando si sta perdendo molto

Giocare bene e perdere molto non capita spesso. Ma capita. Anche a chi ha vinto milioni nel corso della propria carriera. Perdere molto di più di quanto una normale oscillazione negativa suggerisca è un evento raro, ma anche vincere in maniera eccessivamente anormale nel corso di una sessione lo è. Capita anche quello. Raramente. Ma capita.

Perdere moltissimo e recuperare tutto subito dopo, nella stessa sessione, richiede che due eventi improbabili si susseguano rendendo l'evento complessivo di circostanza seriamente dubbia. Per capirci, se possiamo aspettarci che una sessione sia eccezionalmente positiva una volta su 20 e che valga lo stesso per una sessione eccezionalmente negativa, la probabilità, giocando due sessioni successive, di perdere "molto" e di recuperare tutto subito dopo è di uno su quattrocento! Difficilmente torneremo in pari dopo una fortunatissima e inusuale vincita e difficilmente vedremo 6 ore di punti eccezionali dopo 6 ore di bad beat.

Eppure, è quello che molti giocatori sperano. La cosa viene ulteriormente complicata dal fatto che, dopo 6 ore di bad beat, la nostra disciplina spesso si fa più debole, la stanchezza si fa sentire e la tanto sperata risalita diventa sempre più ardua. Interi bankroll vengono dilapidati in patetiche nottate di gioco pazzo in cui ci si è messi in testa, alle 3 di mattina, di dover recuperare tutto quello che si è perso nelle ultime 8 ore di gioco. Perché di mattina? Ma soprattutto: perché dover recuperare tutto subito? Siamo o non siamo giocatori da 50€ l'ora? Andiamo a letto. Domani ci saranno tante banconote da 50€ quante saranno le ore giocate. Gli dei del poker lo sanno, e alla fine... tante ore, tanti guadagni. Le oscillazioni, alla lunga, nulla possono di fronte all'abilità del giocatore di condurre un gioco lucidamente disciplinato. Non va dato loro troppo peso. Lasciarsi orientare dai risultati e non dalla condotta di gioco è un tipico errore che porta inevitabili stress e di conseguenza inevitabili perdite.


Paolo Antonini

[questo articolo è apparso sul numero di Aprile 2007 della rivista Poker Sportivo]
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